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Storia delle torri antiaeree di Berlino

Nel primo anno di guerra e fino all’autunno 1940 Berlino registra già 18 allarmi aerei e 8 bombardamenti. A partire dall’agosto 1940 le sirene sulla capitale del Reich risuonano ogni notte. L’attacco più lungo di quel primo anno avviene nella notte tra il 6 e il 7 settembre con una durata di quasi 3 ore. Da quel momento diventa chiaro che le difese aeree della città sono insufficienti e in una riunione del 9 settembre Hitler ordina di «erigere in vari punti di Berlino torri antiaeree» che vengono da egli stesso anche abbozzate. Ai comandanti in capo della Wehrmacht, in particolare della Luftwaffe (aeronautica militare), giunge un «ordine diretto del Führer di innalzamento di torri antiaeree a Berlino». Quest’ordine viene poi esteso alle città di Amburgo e Vienna.

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Pianificazione e costruzione delle torri antiaeree

Inizialmente Hitler pianifica la costruzione di sei torri antiaeree a Berlino. In seguito il numero viene ridotto a tre torri. Si scelgono punti strategici quali il Tiergarten (ovest), il parco di Friedrichshain (est) e il parco di Humboldthain (nord). Per «torre antiaerea» si intende una coppia di torri, costituita da una «batteria antiaerea» (Gefechtsturm/G-Turm) e da una «torre di controllo» (Leitturm/L-Turm). Hitler in persona abbozza disegni delle prime torre antiaeree e le presenta una settimana dopo all’Ispettore Generale per le Costruzioni Albert Speer per una loro immediata elaborazione.

Poco dopo, il 20 settembre 1940, rappresentanti del Comando Aereo, dell’Artiglieria Antiaerea, del Comando Generale dell’aviazione, del Comando Superiore della Marina, Albert Speer in qualità di Ispettore Generale per le Costruzioni e Fritz Tod, ministro delle Infrastrutture e della Produzione Bellica si riuniscono al Ministero dell’aerazione (Reichsluftfahrtministerium) per discutere degli impegni militari e delle caratteristiche delle torri.

Per quanto riguarda grandezza e armamento delle torri viene stabilita la costruzione di un edificio «quadrato oppure ottagonale ai cui angoli deve essere posta una bocca da fuoco. Al centro deve essere posto un apparato di controllo per l‘orientamento delle batterie antiaeree. La distanza tra il centro di questo e il centro delle piattaforme di tiro deve essere di circa 35 m. Questa cosiddetta «torre di artiglieria» deve possedere oltre a questi 4 cannoni pesanti ulteriori 4 cannoni Flak 400 (a quattro canne) di 2 cm di calibro per la difesa contro attacchi a bassa quota…».In seguito viene trovato un accordo per la costruzione delle rispettive «torri di comando» (chiamate più tardi «torri di controllo») nelle quali si sarebbero dovuti trovare gli apparecchi di controllo dei pezzi di artiglieria. La costruzione separata di queste torri di comando, a una distanza di almeno 300 metri, dalle torri principali, viene considerata necessaria in quanto la copiosa cortina di fumo causata dalle batterie in azione avrebbe impedito al sistema radar di individuazione degli aerei nemici di funzionare al meglio. A proposito della torre di comando viene stabilito che essa deve avere «circa la stessa massa esterna della torre da batteria. Solo le fondamenta possono essere meno solide siccome essa non sarà sottoposta alla pressione dei grossi calibri. Su questa torre dovranno essere montate: un apparato di controllo, un radar, un apparato aerofono e un riflettore antiaereo (solo nel caso di danni all’apparato di controllo).»

In questo modo sono definiti i requisiti tecnici e militari. Speer, incaricato da Hitler della realizzazione architettonica delle torri affida la realizzazione tecnica e ingegneristica a Todt, che, a sua volta, delega la commissione al suo «architetto dei ponti» Friedrich Tamms. Il 14 ottobre 1941 iniziano i preparativi per la torre a Tiergarten e nel frattempo Tamms prepara una planimetria, piante, immagini, abbozzi, prospetti e un modello che presenta a Speer già il 25 ottobre.

In seguito alla riunione del 20 settembre vengono stabilite le misure per la prima torre a Tiergarten per una pianta di circa 70 x 70 m e un’altezza di circa 40 metri in modo che la torre potesse sovrastare gli alberi del Tiergarten. La torre di controllo secondo i piani originari viene costruita con la stessa altezza ma su una pianta di 23 x 50 m circa. L’aspetto della torre antiaerea ricorda quello delle fortezze medievali: pianta quadrata, torri quadrangolari che si ergono per sette metrie «corone» ottagonali come base dei cannoni pesanti. La torre di controllo invece sembra più una costruzione futuristica, con la sua forma più stretta e sulla quale comunque si trova una piattaforma per i cannoni leggeri. Dopo soli 6 mesi dall’inizio dei lavori la coppia di torri antiaeree di Tiergarten viene portata a termine: soltanto la torre da batteria «divora» 100.000 metri cubi di cemento, 10.000 tonnellate di acciaio e viene a costare 45 milioni di Reichsmark. Accanto a lavoratori regolari di aziende berlinesi nel grande cantiere vengono impiegati giorno e notte prigionieri di guerra e lavoratori forzati.

Mentre le torri di Tiergarten vengono ancora cementificate a Friedrichshain iniziano i preparativi per la costruzione della seconda coppia di torri antiaeree. Con lo stesso sistema di costruzione e con le stesse caratteristiche vengono qui concepite le due torri dall’aprile 1941 all’ottobre dello stesso anno. Già il 19 giugno del 1941 viene fatto un sopralluogo al parco di Humboldthain, luogo dove poi avviene la costruzione della terza, e ultima per Berlino, coppia di torri, dall’ottobre 1941 all’aprile 1942.

La torre antiaerea di Humboldthain si erge nella parte nord del parco, vicino al fossato dove passa la S-Bahn (metropolitana di superficie). Sulla Gustav-Meyer-Allee invece si innalza la torre di controllo. Le annotazioni personali di Speer rivelano il particolare interesse che Hitler mostrava per gli sviluppi dei lavori delle torri e in particolare per il processo di cementificazione in condizioni climatiche molto rigide. Pare che egli abbia anche dato ordine di prove di colpi di artiglieria su cemento sottoposto a tali condizioni.

Il progetto di una quarta coppia di torri antiaeree pensata per il parco di Hasenheide a sud, in corrispondenza dell’aeroporto Tempelhof, non viene mai attuato. Le torri antiaeree a Berlino vengono contrassegnate da numeri romani (I-II-III) e si differenziano nella loro realizzazione solo in minima parte.

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Costruzione, equipaggiamento e armamento

Le torri antiaeree del primo tipo (quelle di Amburgo e di Vienna vengono definite rispettivamente di II e di III generazione) devono la propria enorme stabilità al massiccio rivestimento esterno – che prevede spessori fino a 2,6 m per le pareti e 3,8 m per il soffitto – e a uno scheletro interno di auto supporto tale da non pregiudicare la stabilità dell’intera struttura in caso di crollo delle pareti esterne. Una perfetta logistica di materiali e forza lavoro garantiscono la prosecuzione del lavoro di cementificazione «in una gettata» – in modo da evitare interruzioni e differenti prese del calcestruzzo con conseguenti ripercussioni sulla stabilità dell’intero edificio. In ogni cubo metro di cemento vengono utilizzati 50 kg di acciaio. Le torri antiaeree di I generazione si sviluppano su 6 piani (incluso il piano terra) più le piattaforme esterne per le batterie di cannoni. L’uso dei vari piani poi varia a seconda dei casi.

In tutte le torri di artiglieria i depositi delle munizioni sono sistemati al pianterreno. Da qui speciali ascensori trasportano le pesanti munizioni in alto fino alle piattaforme di tiro e finiscono nella cupola di protezione di cemento di 72 tonnellate. Piano terra, primo e secondo piano vengono utilizzati dalla popolazione come rifugio dai bombardamenti: il numero ufficiale di civili all’interno delle torri è di 15.000, tuttavia queste strutture vengono costantemente sovrappopolate. Il terzo piano, a seconda della torre, viene usato come ospedale e ospita uffici e officine di produzione di armamenti. Al quarto e quinto piano infine risiedono i soldati della Flak e questi ambienti sono inizialmente accessibili solo ai militari. La torre è provvista di varie scale e ascensori e scalinate esterne permettono l’accesso dal quinto piano alle piattaforme di tiro superiori.

Inizialmente le torri di artiglieria vengono armate con cannoni della marina di calibro 10,5 cm e verranno rimpiazzate nel 1942 dai nuovi «Flak (cannoni) doppia 40» di calibro 12,8 cm. Sulla piattaforma di tiro inferiore vengono installate diversi tipi di armamenti: «Flak 38» di calibro 2 cm, »Flak quadrupla, «Flak 43» di calibro 3,7 cm e »Flak doppia 43» di calibro 3,7 cm. La cabina di guida sul tetto della torre viene dotata di un «Kommandogerät (apparato di controllo) 40» con attrezzature di misurazione sistemate su una base di 4 metri. Le doppie cifre dietro i nomi dei cannoni segnano l'anno della loro introduzione.

Le torri di controllo di prima generazione si sviluppano anch’esse su 6 piani - compreso il pianterreno. Anche queste torri vengono utilizzate come rifugi per la popolazione civile e inoltre – soprattutto quelle di Friedrichshain e di Tiergarten – vengono sfruttate per la conservazione di numerose opere d’arte e archivi importanti contro gli attacchi aerei nemici. Sui tetti delle torri di controllo vengono istallate le attrezzature per l’intercettazione delle squadriglie aeree nemiche e per la trasmissione delle coordinate di tiro. Si tratta di un radar del tipo «Würzburg-Riese» (tutti i radar portano nomi di diverse città tedesche; il »Gigante di Würzburg» è quindi la versione gigante del apparato «Würzburg A»), che durante l’attacco aereo vero è proprio viene abbassato in un vano sotto il tetto attraverso un ponte sollevatore, così come di un apparato «Würzburg A» oppure «Ansbach» e vari dispositivi di comunicazione. Armamenti presenti sulle torri di controllo sono i «Flak 38» di calibro 2 cm e i «Flak 43» di calibro 3,7 cm. Più tardi viene programmato l’uso di «Flak 41» di calibro 5 cm che tuttavia non verranno mai realizzati.

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Importanza militare e propagandistica

Dal punto di vista strettamente militare le torri antiaeree vengono considerate semplicemente come batterie di cannoni antiaerei «innalzati artificialmente», costose e impegnative. Visto che la costruzione di batterie antiaeree in punti della città densamente popolati non è possibile allora l’innalzamento della posizione dei cannoni va attuato artificialmente. In base alla costruzione delle batterie da campo dipendono collocazione e grandezza delle torri e inoltre grazie all’ampiezza in volume di queste strutture ne deriva una grande capacità in numero di posti come rifugio per la popolazione civile, sebbene l’idea originaria della Luftwaffe – responsabile del progetto di costruzione – fosse quella di strutture prettamente militari. I piani superiori erano comunque di competenza esclusivamente militare e gli stessi ascensoristi potevano accedere a questi ambienti solo con possesso di tessere di identificazione. Il fuoco dei cannoni pesanti costringeva le squadriglie di attacco nemiche a volare molto in alto e rendeva così più difficile il bombardamento preciso degli obiettivi. lo svantaggio di bocche di fuoco immobili invece è che essendo allestite su strutture fisse – le torri – vengono localizzate dal nemico immediatamente dopo il primo attacco e quindi in futuro evitate e attaccate direttamente.

Per questi motivi non si possono attribuire alle torri antiaeree grandi meriti militari rispetto alle batterie antiaeree convenzionali. Dal punto di vista della difesa di civili si può a tutti gli effetti asserire che con lo stesso dispendio di energie finanziarie si sarebbero potuti costruire rifugi «convenzionali» per una capacità di dieci volte superiore. Allo stesso modo le torri non mancarono – ai fini propagandistici – di far valere la loro imponenza e l’aura di segretezza sulle loro capacità tecniche (similarmente alle famigerate «armi miracolose») per agire sulla psicologia della popolazione. Come luoghi della «vittoria finale» i «duomi del tiro» sarebbero stati dopo la fine del conflitto trasformati in monumenti agli eroi di guerra e centri culturali a seconda dei casi.

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Le torri antiaeree dopo la guerra

A causa delle grandi distruzioni in città questi colossi in cemento diventano molto richiesti all’indomani della fine della guerra, essendo essi stati danneggiati solo in minima parte. La torre del Tiergarten per esempio ospita l’intera sezione dell’ospedale XII/3 della Luftwaffe – riallestito completamente – e nell’agosto del 1945 anche una sezione dell’ospedale Robert-Koch di Moabit. Nella torre di Humboldthain si trasferiscono piccole imprese tra le quali una ditta specializzata in distruzione di edifici in rovina, la quale avrà poi negli anni seguenti non poco lavoro – nell’ambito del piano di demilitarizzazione della Germania. Infatti mentre l’ing. Tamms aveva previsto per le torri un uso postbellico come centri culturali – non a caso le aperture per le future finestre – gli alleati le considerano strutture meramente militari e, in base alla Direttiva n. 22 del Consiglio di Controllo degli Alleati promulgato il 6 dicembre del 1945, vengono messe in prima fila tra le costruzioni da rimuovere. A Berlino, in quanto cuore del Nazionalsocialismo, le disposizioni del Consiglio degli Alleati vengono eseguite con particolare meticolosità, nonostante lo stato di città occupata da quattro forze militari diverse abbia causato spesso delle difficoltà.

Il 20 aprile 1946 giunge il momento: una forte detonazione scuote la zona intorno al parco di Friedrichshain, i pionieri sovietici fanno saltare la torre di controllo. Ma il risultato non è quello sperato e il procedimento deve essere ripetuto una seconda volta. Anche la distruzione della torre di artiglieria riesce al secondo tentativo, poco più di una settimana dopo. Prima della distruzione delle altre torri trascorre invece più di un anno. Il 27 luglio 1947 è il turno della torre di controllo del Tiergarten, per la quale i pionieri britannici utilizzano 12 tonnellate di tritolo. Circa un mese dopo la torre di artiglieria è pronta per essere rimossa con 25 tonnellate di esplosivo.

Dopo un’enorme esplosione e una fitta nuvola di fumo l’insuccesso è evidente: il bunker è ancora in piedi. Un fotografo americano commenta «Made in Germany» e gli inglesi ci riprovano un mese dopo con la stessa quantità di tritolo. Anche questo tentativo va a vuoto. La distruzione avviene solo nel giugno 1948 grazie all’aiuto di 40 tonnellate di dinamite. I francesi adottano una nuova strategia per quanto riguarda la coppia di torri nel parco di Humboldthain: a causa della vicinanza dei binari della ferrovia la torre principale deve essere distrutta solo in parte.

Il 13 dicembre 1947 si inizia con la torre di controllo: missione compiuta! Ma non solo la torre viene distrutta, bensì anche l’area della compagnia AEG di fronte sulla Gustav-Meyer-Allee viene ridotta a un campo di macerie. Il primo tentativo di distruzione (parziale) della torre di artiglieria il 28 febbraio del 1948 non ha gli effetti sperati. Con il secondo tentativo, due settimane dopo, le torri sud vengono fatte collassare: con le due torri nord risparmiate il tetto rimane integro e piegato in basso verso il lato sud.

Negli anni successivi le rovine del bunker saranno coperte da ulteriori macerie provenienti da altre zone della città. Solo nel parco di Humboldthain vengono accumulate 1,6 milioni di metri cubi di macerie. La montagna di macerie al Tiergarten viene poi completamente rimossa nel 1958 essendo di intralcio per il lavori della linea 9 della metropolitana. Le rovine degli altri bunker diventano invece negli anni seguenti attrazioni per individui amanti dell’avventura, che tuttavia sottostimano i pericoli che si nascondono sotto queste imponenti strutture. Molte persone riescono a trovare vie di accesso tra le rovine e in alcuni casi si registrano incidenti mortali. A metà degli anni ’80, dopo un grave incidente nelle rovine della torre di Humboldthain, l’amministrazione comunale del quartiere di Wedding prende in seria considerazione la rimozione totale e definitiva della struttura. Tuttavia l’ammontare dei costi viene stimato intorno ai 20 milioni di marchi, per cui l’idea viene presto abbandonata. Si decide quindi di investire nella messa in sicurezza e nella trasformazione della torre. L’incorporazione della stessa nel parco e la creazione di una parete per arrampicamento sul lato nord dell’edificio mettono un punto al fascino del proibito.